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Convegno sul tema "legalità e bisogno di giustizia" tenutosi in Alba (CN) il 21/10/2000

Organizzato dalle associazioni: Nuova Poletica e Per una Torino città vivibile

Partecipano: Antonio di Pietro, Giancarlo Caselli, Adriano Sansa (magistrato a Genova), Padalino (Gip presso il tribunale di Milano), Marco Travaglio (giornalista de La Repubblica) , Flores d’Arcais (direttore della rivista MicroMega)

Trascrizione a cura di Regaldo Giovanni ( sono possibili errori o imprecisioni per motivi tecnici nella trascrizione della registrazione)

Presentazione: Giudice Padalino

….E’ singolare che in un sistema democratico e comunque evoluto come il nostro, si debba fare dei convegni sulla necessità di giustizia e legalità. In un sistema che funziona e che comunque ha questi valori come cardini del suo funzionamento, i cittadini non dovrebbero riunirsi per chiedere giustizia, il rispetto di regole o di principi che dovrebbero essere innati nel sistema stesso e non essere in discussione in una società avanzata. Purtroppo non è così e innumerevoli fatti lo testimoniano, quotidianamente lo hanno testimoniato anche in passato, purtroppo anche il futuro non è così roseo come si possa immaginare; al tempo stesso se questa è la situazione è importante ché nelle persone e nella collettività si diffonda il senso dell’importanza di questi valori e anche se un gruppo sparuto di persone continua con insistenza a portare avanti questi discorsi si può forse porre le basi per un futuro diverso in cui forse non si arriverà a vederli compiuti ma a portarli avanti. Certo è che la collettività è disorientata, è disorientata da messaggi artatamente mirati a far intendere che il problema è esclusivamente quello della microcriminalità o comunque di fenomeni apparentemente minori. E certo è che il sistema si mostra incapace di contrastare anche questo tipo di fenomeni, e quindi di dare delle risposte concrete e adeguate al cittadino che tutti i giorni si trova a che fare con queste situazioni e quindi c’ è una confusione che regna e i messaggi che arrivano sono quelli che, per quanto riguarda noi magistrati, ci si debba occupare solo di determinate cose e facendo il minor danno possibile. C’è frustrazione nelle forze dell’ordine che quotidianamente affrontano questi problemi in un sistema che non li garantisce e non li tutela e soprattutto accumulano un senso di inutilità del proprio lavoro e comunque i meccanismi del sistema portano spesso i soggetti con cui hanno a che fare a ritornare per la strada dopo aver commesso un reato e comunque non c’è un discorso progettuale di risultati concreti che loro stessi possano raggiungere. E poi c’è una situazione in cui apparentemente c’è un fortissimo distacco fra chi rappresenta i cittadini coloro che sono preposti a questo e quello che viene dal basso. Tutti non conoscono quelli che sono stati gli ultimi interventi legislativi in materia di giustizia e che sono completamente scollegati da quelle che sono le istanze che sembrano provenire dal basso. Tutti sono subito pronti a cavalcare le varie tigri del malcontento a sparare sui gommoni e ad assumere iniziative di questo tipo, nessuno in realtà arriva su un piano di proposte concrete a indicare qual è la via d’uscita a questi problemi volta per volta, situazione per situazione.

Quando però si tratta di intervenire il centro d’interessi si sposta non su chi viene colpito dal reato e ne subisce le conseguenze ma su chi lo commette e il problema maggiore è di tutelare chi calpesta quotidianamente la legalità a danno di chi ne subisce quotidianamente le conseguenze e quindi con questa sorta di mito delle garanzie siamo tornati nella realtà indietro per quanto riguarda il processo penale. Siamo tornati al vecchio processo penale però con una differenza: che c’è un terzo di pena in meno. Oggigiorno sentiamo notizie su chi ha commesso un omicidio o quant’altro e, oggi, la "tariffa" per un omicidio si aggira sui 18 anni di carcere. E’ chiaro che questo significa che, chi adotta queste scelte a livello politico a livello legislativo, forse non è così collegato con chi poi lo manda a rappresentare, forse non tiene conto di tutte le esigenze che provengono dal basso. Questo abbattimento generalizzato dei livelli sanzionatori è storia di tutti i giorni. E’ uscito ed è arrivato proprio in questi giorni un decreto legge sul Giudice di Pace che si occuperà di una serie di reati tra cui: le lesioni quelle punibili a querela; e poi una serie di reati come per esempio quelli previsti dal testo unico delle leggi previste per l’elezioni della Camera dei Deputati, una normativa che regola il sistema elettorale; in materia di farmaci; in materia di attività trasfusionali; quindi materie che possono essere anche di una certa gravità e allora il giudice di pace non può applicare la reclusione e allora il legislatore cosa fa? Introduce l’obbligo di permanenza domiciliare come sanzione, nei giorni di sabato e di domenica, e quindi chi ha violato le norme per l’elezione alla camera dei deputati sa che dovrà stare a casa il sabato e la domenica per aver commesso questo tipo di reati. Credo che sia una risposta sintomatica di quello che sono determinate scelte.

E il dibattito sulle carceri? Adesso poi arriverà il collega Caselli. Valorizza soltanto alcuni aspetti che certamente e esistono e certamente non vanno taciuti sull’inadeguatezza della struttura carceraria a dare una risposta al problema, ma sempre comunque finisce per privilegiare l’incertezza della sanzione, e quindi la certezza della pena non esiste o quantomeno è sempre più ridotta e le proposte di cui si sente parlare, l’indultino o come lo si può chiamare, tende comunque ad uscire sempre dalla logica di quello che può essere un trattamento sanzionatorio e andare su soluzioni di ripiego come può essere l’espulsione di soggetti extracomunitari che hanno commesso reati, che tanto poi rientreranno come hanno sempre fatto, e comunque un sistema in cui non c’è certezza di pena è un sistema senza giustizia e allora il primo riferimento che c’è nel titolo del convegno, che c’è necessità di giustizia forse nasce da queste situazioni, e allora dobbiamo chiederci se dobbiamo rassegnarci a convivere con queste situazioni che giorno per giorno sono peggiori o se forse si può intervenire e se si possono trovare dei canali o forme propositive che in qualche modo servano a fare da argine al flusso inarrestabile che comunque è l’abbandono di quella che è una soglia minima di legalità. E’ certo che i soggetti di legalità riguardano molti aspetti, la preoccupazione per quello che è stata l’alluvione oltre che per i danni alle persone sarà per quello che accadrà dopo quando arriveranno questi fondi che sono stati stanziati, e come sempre l’altra faccia di questa medaglia è il circuito economico che risulta inquinato dalle attività illecite che si svolgono al suo interno. Anche questo tipo di risposte deve tener conto di una realtà che ha avuto e continua avere una sua involuzione verso forme sempre più pesanti di illegalità e quindi credo che con gli illustri partecipanti a questo convegno si possa andare al nocciolo delle cose e soprattutto trovare delle proposte e quindi darei la parola al giudice Adriano Sansa che è magistrato a Genova e alla luce della sua esperienza avrà sicuramente qualcosa da dire.

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