Convegno di Alba pag.2
Convegno di Alba pag.1
Convegno di Alba pag.3

Sansa

Diceva il collega giustamente lunga esperienza perché il tempo passa e io mi domandavo, venendo qua e attraversando questa bellissima campagna e questo paesaggio che ha già la luce diafana, non meno affascinante del sole che ho appena lasciato sulla riviera, mi domandavo però come cominciare e come scegliere i punti di questa materia vastissima, proprio perché ho passato tutta una vita di lavoro in magistratura, tranne una parentesi, non lunga. Mi verrebbe subito da dirvi alcune cose credo con eccessiva passione, se dovessi dire subito quello che penso essenzialmente farei molto presto,credo, però vi caricherei di un peso quello di capire perché do questi giudizi, do queste valutazioni. Dove cominciare: c’erano cose bellissime da guardare sono cose di casa vostra insomma,le colline, i crinali, le chiese le case però c’era i resti dell’alluvione di questi giorni: deviazioni di strade, c’erano i segni evidentissimi, paesaggi inquietanti, io vorrei incominciare di qua anche se è stato già fatto un cenno molto opportuno, perché, perché anche qua, è vero pur dicendo c’è stata una precipitazione abbondantissima, forse è giusto dirlo eccezionale, forse c’è un cambiamento di clima che ha concorso, però anche qua, affermazione ovvia questa, un sistema disgregato e degradato davanti a un evento sia pure straordinario reagisce molto peggio di un sistema ordinato, che sia condotto con intelligenza, onestà cura quotidiana, e che corrisponda al miglior stato della scienza e della tecnica, non un miracolo. Questo non avviene da noi e non avviene per molte ragioni, una delle principali è la scarsa osservanza della legge.

Perché la legge, e questa è una delle cose che vi avrei detto subito, la legge è carne viva, è la nostra vita se, veramente, legge fatta democraticamente e con buona tecnica. La legge è per regolare la nostra vita, e purtroppo riguarda la vita e la morte, e la legge qualche volta non rispettata significa morte, in forme volute deliberate, il delitto, e in forme derivanti da trascuratezza negligenza, complicità arroganza. Credo che si debba dire senza eccedere nella durezza dei termini che però da moltissimo tempo al Nord come al Sud, queste disgrazie con morti perdite di vite, di beni, di ricchezza anche notevolissima, derivano in parte notevole da colpe, da inosservanze di leggi, che non sono solo leggi penali, sono prima di tutto leggi di carattere amministrativo. Perché le norme sui piani di bacino che sono in vigore si applicano così lentamente o non si applicano? Perché le norme sugli appalti sono così spesso violate, perché gli appalti sono poi tradotti in lavori mal fatti? O lavori troppo costosi rispetto al valore reale? Perché c’è corruzione, spesso, negli appalti? Perché dopo ogni ricostruzione c’è la distruzione morale dello scandalo che si innesta sulla ricostruzione? Questi sono esempi di illegalità, cioè nostra incapacità, di noi, di Paese, di Nazione di avere nella nostra vita una sufficiente presenza della Legge. Poi non è vero che questo significhi soltanto colpa di chi amministra e chi governa, lo sappiamo e dobbiamo dirci anche questo, ci sono colpe di chi amministra ci sono colpe di chi governa, ci sono anche colpe di chi sollecita un favore , cerca per sé l’inosservanza della legge perché gli conviene, vuol usare quel terreno che non sarebbe usabile, vuol costruire dove c’è il terreno franoso, vuole stare sulla riva del mare o del fiume e cerca per sé quel favore e promette magari in cambio un voto. Quindi non siamo tutti innocenti, c’è una specie di circuito perverso nel quale c’è un concorso nel non realizzare l’osservanza delle leggi e a demolirle, il sentimento e la percezione, però, anche qua ci sono diversi livelli di responsabilità. E di questi anche dobbiamo parlare. Io adesso faccio una breve digressione, questo sarà il nucleo di questo mio intervento nel quale spero, come sempre è successo, di poter essere capace di ricevere quello che verrà da questo incontro più che non di dare. Ma do il mio contributo. Ha detto il collega "una lunga esperienza", bene. Allora: io sono stato, sono entrato in magistratura nel ’67 , allora avevamo le idee chiare questo deriva naturalmente anche dal passar dei tempi, invecchiando i contorni delle cose non solo materiali un po’ sfumano, però avevamo idee chiare della giustizia, non parlo della vita della giustizia, qualche idea chiarissima, ed era questo: dovremmo esser capaci di aver una giustizia rapida, era lentissima, dovremmo esser capaci di essere giudici indipendenti, non avevamo abbastanza indipendenza, dobbiamo avere un consiglio superiore della magistratura che funzioni e che garantisca questa indipendenza e questa efficienza per la parte che gli compete, dovremmo essere capaci di introdurre nel paese un senso della giustizia che sia più vicina ad essere uguale per tutti, sta scritto dietro ciascuno di noi ogni giorno, "La Legge è uguale per tutti": non è vero, ma non è vero in una misura molto elevata, molto più elevata del minimo tollerabile. Allora è accaduto che nel corso degli anni, io adesso vi dico cose molto brevi, scelgo alcuni punti della mia esperienza in questi anni, che la Magistratura per essere più indipendente, ha cercato di scrollarsi di dosso alcune forme di soggezione che erano gravissime. Era difficile allora in qualche caso rifiutare di piegare la testa a quelli che si chiamavano insabbiamenti delle inchieste, venivano chieste le carte da un giudice più importante, i famosi procuratori generali onnipotenti di quell’epoca, si archiviavano, si usava dire insabbiamento. Questo ha richiesto da parte nostra e da parte della cittadinanza una lenta, ma una lenta lentissima opera di rifiuto non abbiamo accettato questo, abbiamo voluto che la giustizia fosse indipendente, abbiamo voluto che non ci fosse interferenza di potentati, ne pubblici né privati abbiamo voluto che ciascun magistrato entrando in magistratura potesse davvero applicare la legge, lealmente. Io debbo dire che per quel che riguarda questo punto, terminando la vita professionale, sono abbastanza soddisfatto cioè oggi la Magistratura italiana ha un grado di indipendenza che ha pochi uguali nel mondo. E allora perché siamo così insoddisfatti complessivamente. Non è cambiato quasi nulla per quel che concerne la rapidità. Giustizia lenta è ingiustizia, civile penale e amministrativa, giustizia lenta è giustizia screditata, giustizia lenta è quella che condanna anche il colpevole, quando l’uomo è cambiato, come diciamo anche per la pena di morte quando uccide chi ormai è cambiato, anche una condanna a reclusione che arriva dopo dieci-quindici anni, per un fatto non gravissimo può essere una condanna che da un colpo nel senso del regresso della persona. La giustizia oggi è complessivamente, credo, quella penale più lenta di un tempo. L’ ha detto molto bene il collega. In parte un garantismo vero, in parte un garantismo falso, interessato, ha introdotto degli ostacoli non delle garanzie nel processo. Ci domandiamo perché è successo? Qualcuno li ha introdotti perché non si rendeva conto: possibile. Qualcuno li ha introdotti perché ha sbagliato ad applicare garanzie: certamente è successo te. Io mo però e sto dicendo una cosa gravissima, in questo momento, che qualcuno abbia introdotto a modo di garanzie, ostacoli, sapendo che erano ostacoli. Io credo per esempio che il famoso "Giusto processo" sia stato in buona parte determinato dalla volontà di creare dei privilegi e non l’uguaglianza dei cittadini davanti alla Legge. E guardate che il giusto processo è stata una modifica della costituzione una delle pochissime modifiche fatte alla nostra bella costituzione dalla fine della guerra ad oggi.

Perché dico questo, perché in realtà, stamattina per esempio, la notizia che alcuni degli assassini del generale Dalla Chiesa hanno avuto il giudizio abbreviato. Questa è una presa in giro. Totale! Perché il giudizio abbreviato vuol dire, il suo nome dice questo: se qualcuno accetta di essere giudicato subito allo stato degli atti, in cambio di questa eliminazione del lavoro, del lavorio, della fatica che fa lo Stato e l’Organo Inquirente ha una riduzione di pena, accetta subito sulla base di quello che risulta, il Giudizio Abbreviato. C’è una spiegazione di questo premio, discutibile, ma è una spiegazione. Oggi il giudizio abbreviato si fa in appello purché lo si chieda. Il che vuol dire che il giudice d’Appello è obbligato a ridurre la pena di un terzo, non può non farlo. Perché come fa a essere abbreviato se c’è già stato il processo, se è già stato condannato in primo grado l’imputato: non è abbreviato, è una riduzione surrettizia delle pene, ma allora mi domando: ma veramente qualcuno ha voluto favorire gli ergastolani di cosa nostra, questa è una voce che è circolata molto ed era una delle pretese di Riina e di altri che chiedevano l’eliminazione dell’ergastolo.

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