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Il Manifesto
Riformista
Per la società civile e i movimenti.
La
centralità dei fatti
Debito pubblico
Il problema centrale che grava sul
presente e sul futuro della società italiana è il
debito pubblico: si dice che ammonti a circa trenta milioni di
lire per italiano, neonati compresi. Questo debito:
Limita la riduzione delle
tasse, il rilancio dei consumi e il benessere sociale.
Limita soprattutto le risorse
destinate al sociale, ai servizi per la collettività e alla
solidarietà.
Solo dal ’92, inizio di Mani Pulite, i dati
mostrano un’inversione della tendenza dei nostri governanti,
fino ad allora costante, ad incrementare il debito pubblico!
Inps e pensioni
Gli assegni oggi corrisposti derivano
dal quotidiano versamento, giorno per giorno, dei contributi degli
attuali lavoratori, che vedono quindi volatilizzarsi immediatamente
quanto dovrebbe garantire le loro future pensioni. Tutto ciò
perché i contributi versati in passato sono stati
utilizzati a favore di scopi diversi da quelli pensionistici:
casse integrazioni generosamente concesse, pensioni di invalidità
a scopi clientelari o sociali, come surrogato dei mancati
contributi pensionistici del lavoro nero ecc.
Costo delle opere pubbliche
Un dato per tutti: a Milano, dopo
Tangentopoli il costo di un chilometro di metropolitana milanese era
la metà di quanto costava in piena epoca craxiana! Dimezzato
dopo Tangentopoli!
Tasse
Hanno gravato su tutti noi e sulle
imprese, soffocandone l’attività e inibendo la creazione
di posti di lavoro. Per evitare la bancarotta dello Stato
sfiorata nel ‘92 la classe politica ha pescato nei nostri
conti correnti in conseguenza della sua dissennata e colpevole
gestione dei soldi pubblici.
Mafia e questione meridionale
Dopo cinquant’anni di fondi di sostegno per
il Sud (decine di milioni di miliardi di lire), il gap con le regioni
settentrionali purtroppo non si è ridotto nemmeno dello 0,1 %.
Spesso i finanziamenti per il Mezzogiorno sono
stati preda delle attenzioni mafiose, distratti in mille rivoli
clientelari grazie a intrecci collusivi a vari livelli. Secondo
dati diffusi dal CENSIS, dal 1981 ad oggi, senza il tasso prodotto
dallo zavorramento mafioso, il Pil pro capite nel Mezzogiorno avrebbe
raggiunto quello delle regioni del Nord. Tutto ciò ha
aggravato il debito pubblico lasciando irrisolta purtroppo la
questione meridionale.
La madre di tutte le riforme
Stante la
centralità del debito pubblico, di cui la classe politica ha
inconfutabilmente la responsabilità,
la
madre di tutte le riforme , il pilastro portante
di qualsiasi progetto riformista non può
che essere la realizzazione e attuazione di meccanismi in grado di
dare un più efficiente controllo democratico,
prima ancora che giudiziario, sulla gestione del
denaro di tutti.
La
prima e centrale riforma, senza cui qualsiasi rivendicazione di un
ruolo “riformista” è priva di senso e di rispetto
per i cittadini, deve prevedere: la revisione delle regole della
Pubblica Amministrazione, cioè un contesto giuridico e
funzionale coerente, che dia, sì, garanzie processuali, ma in
funzione del rapido accertamento della verità,
l’impraticabilità di obbiettivi di prescrizione,
l’indipendenza della Magistratura, la perseguibilità
(fatti salvi i reati d’opinione nell’esercizio del
mandato parlamentare) di politici e pubblici funzionari,
l’accertabilità di arricchimenti illeciti o
ingiustificabili, l’incompatibilità con pubblici
incarichi per gli autori di alcuni specifici reati, lo sfruttamento
di moderne tecnologie (internet) per rendere disponibile e
accessibile a tutti il controllo, anche minuto, della spesa pubblica,
la realizzazione e lo sviluppo di nuclei di indagine qualificati e
attrezzati, lo sviluppo delle autonomie e responsabilità
locali finalizzate ad aggiungere un controllo efficiente e
democratico dal basso e non a ridurre quello temuto dal centro.
E’
altrettanto inaccettabile qualsiasi pretestuoso tentativo di
liquidare il controllo di legalità nella Pubblica
Amministrazione come “giacobino”, “massimalista”,
“forcaiolo”, estremista o di parte,
delegittimandolo ed emarginandolo dal quadro politico-istituzionale
.
Perché:
La
riforma del controllo legalità in un Paese moderno e
civile (organismi internazionali ci pongono, per questo aspetto, in
posizione poco onorevole) è e deve restare centrale e
trasversale al quadro politico e sociale. Ogni forza sociale,
culturale e politica deve farsene carico.
A
sua volta la riforma di legalità deve essere centrale a
qualsiasi opzione riformista, a meno che non si voglia sostenere
che la legalità per l’Italia sarebbe una
autentica…rivoluzione.
Il
controllo della spesa pubblica è un baluardo liberale e
progressista al tempo stesso, di cui si giovano l’economia
e il sociale, ed è il più qualificante ed essenziale
progetto riformista.
Questa
riforma è una condizione ineliminabile per una partecipazione
della società civile e dei movimenti ad un progetto per
un nuovo Paese.
Qualsiasi
tentativo di tornare indietro nel tempo, inviando arroganti e
indecenti segnali di revisionismo storico, con la rivalutazione di
comportamenti che speravamo superati, sembrerebbe avere il solo
scopo di garantire una accogliente e rassicurante continuità
tra l’affarismo di ieri e di oggi e di domani.
Questo
documento è integrabile da singoli, associazioni e movimenti
per essere piattaforma di verifica, controllo e dialogo con i
rappresentanti in Parlamento, per un ruolo attivo nella costruzione
sociale, senza ambiguità e subordinazione a contingenti
interessi di parte, in una recita dove si cambiano i ruoli ma,
spesso, non gli scopi e la regia.
Giovanni Regaldo (Pres.
OMILEGIS)
Milano, 22/11/2003, stampato
in proprio.
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