Sicurezza e Giustizia pag.1
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Brani tratti da: “Sicurezza e Giustizia”
Piero Fassino – Conversazione con Paolo Borgna
Collana: Interventi - Donzelli edizioni – Marzo 2001-09-04
ISBN 88-7989-617-2


Paolo Borgna, torinese, magistrato, lavora presso la procura distrettuale antimafia di Torino: E’ autore di numerose pubblicazioni, tra cui “Il giudice e il principe, scritto insieme con Margherita Cassano e pubblicato da Donzelli nel 1996.

Borgna: Pag.8
…Se poi andiamo indietro nel tempo e vediamo l’andamento dei reati contro il patrimonio, scopriremo che i furti in italia erano, nel 1955, 490 ogni 100 000 abitanti; nel 19991 sono diventati 3400 per 100 000 abitanti. Ancor più le rapine, le estorsioni e i sequestri, che nel 1955 erano 6 ogni 100 000 abitanti, aumentano di 20 volte, diventando 119 nel 1990.
Questi dati fanno dunque giustizia, una volta per tutte, della tesi della “insicurezza immaginaria” in cui si è cullata a lungo una certa intellettualità.

Borgna pag.14
C’è, in proposito, una citatissima pagina di Hobbes: “L’obbligo dei sudditi verso il sovrano si intende che dura fino a che dura il potere per il quale esso è in grado di proteggerli e non più a lungo, perché il diritto che gli uomini hanno per natura di proteggere se stessi, quando nessun altro può proteggerli, non può essere abbandonato a nessun patto”

Fassino pag.16
…Sono d’accordo con lei quando dice che il punto di partenza deve essere il riconoscimento dei ritardi e delle inadeguatezze del passato.

Fassino pag.17
…E, invece, la sicurezza, la legalità, l’ordine in sé, non sono né di destra, né di sinistra. Sono beni essenziali per la tranquillità di ogni cittadino e per una convivenza civile capace di ridurre e governare i conflitti.

Fassino pag.19
Entrambi gli atteggiamenti a cui accennavo risultano sbagliati: sia quello di chi privilegia la risposta meramente repressiva di fenomeni vasti di devianza sociale; sia quello di chi li giustifica con un approccio e una lettura esclusivamente sociologica…penso che la sinistra debba definitivamente superare l’approccio per cui i problemi della sicurezza, della legalità e dell’ordine non la riguardano.


Borgna: pag.25
Perché una sinistra che avesse avuto “antenne”, sensori sociali, avrebbe dovuto capire che la criminalità urbana colpisce, soprattutto, quei ceti più umili e più indifesi che proprio la sinistra ambisce rappresentare.

Fassino pag.27
…se è vero che a ogni cittadino – tanto più quando è imputato - devono essere assicurate tutte le garanzie, è altrettanto vero che le garanzie non possono in alcun modo giustificare una riduzione di sicurezza dei cittadini. Perché in quel caso saranno i cittadini stessi a non riconoscere il valore delle garanzie…Facciamo un esempio concreto: l’immigrazione. La convinzione, in una parte dei cittadini, che il contrasto all’immigrazione clandestina non sia adeguato porta quegli stessi cittadini a sposare tesi che sono punitive non solo per il clandestino, ma anche per l’immigrato che legalmente entra a dimora nel nostro paese.

Borgna pag.28
L’affermata inesistenza del problema sicurezza ha umiliato le vittime. E ha seminato veleni più in profondo. Quando l’operaio di Porta Palazzo di Torino – che ha faticato una vita per comperare il piccolo appartamento in cui abita – vede lo sfruttatore o lo spacciatore, che ogni giorno staziona sul marciapiede di casa sua, arrivare con una valigia piena di banconote e comperare al doppio del prezzo di mercato, l’appartamento sul suo pianerottolo, quell’operaio, ancora una volta si sente umiliato. E i suoi rancori profondi aumentano…
…Tollerare le degenerazioni del tessuto civile che nascono dalla criminalità urbana ha significato disprezzare ipiù umili che per primi subiscono questa situazione. Non solo i più umili tra i cittadini italiani. Ma anche tra gli immigrati.
E’ sempre stato così. Una comune cultura dei diritti e dei doveri è l’unico solido fondamento per la costruzione di una vera, solida integrazione.

Vittorio Foa scriveva, tempo fa: “L’Europa ha due strade davanti a sé: una società integrata o forme più o meno camuffate di apartheid”. Ebbene: tra le forme camuffate di apartheid c’è anche quella di uno Stato che abbandona una parte del suo territorio, rinunciando ad esercitarvi il controllo di legalità; creando di fatto ghettizzazioni urbane e sociali che sono l’esatto opposto dell’integrazione (che ha invece, alla base, la condivisione della regola civile).

Fassino pag.31
…le garanzie si possono salvaguardare soltanto se lo Stato da, ai suoi cittadini, la sensazione di essere sicuri…Se questo viene meno, tutte le garanzie anche le più elementari, rischiano di esserte travolte. Questo è il punto che una parte della cultura di sinistra ha ancora difficoltà a comprendere. Ma io ne sono profondamente persuaso: bisogna trovare l’equilibrio fra sicurezza e garanzie.

 

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