Sicurezza e Giustizia pag.2
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Borgna pag.32

Dunque l’antica diffidenza dell’uomo di sinistra verso le istituzioni repressive non ci spiega tutto. Questa diffidenza riemerge solo in certi casi, e ciò giustifica l’accusa di “doppiopesismo”.

Borgna pag.34

…un settimanale di sinistra…enfatizzava la notiziache un consesso di scrittori europei aveva denunciato la giustizia italiana per violazione dei diritti umani…nel processo a Sofri, Bompressi e Pietrostefani e, poche settimane dopo, su quello stesso giornale, si era commentata la sentenza di assoluzione di Andreotti come il risultato di “campagne che screditano i magistrati e i pentiti”. Questo - concludeva il lettore – è il “risultato di un vecchio doppiopesismo della sinistra che continuerà a farle danni”.

Borgna pag.35

La cosa che personalmente ho trovato più stupefacente, occupandomi di questioni di sicurezza urbana, è l’incapacità di molti, a sinistra, di leggere e comprendere una realtà che così direttamente li avrebbe dovuti interessare. Perché quel disagio, quel senso di frustrazione e di mancanza di tutela, che veniva denunciato, interessava prevalentemente proprio i soggetti che la sinistra vuol rappresentare. Sappiamo infatti che il benestante non avrà infatti difficoltà a rifugiarsi nei suoi quartieri protetti, nelle sue scuole, nelle sue cliniche e, all’occorrenza a farsi proteggere dalle sue polizie private.

Borgna pag.37

La mia impressione è che, a monte della cecità di cui dicevo, vi sia un vizio antico della sinistra. …la presunzione di conoscere la Verità e il senso della storia. Una presunzione che porta a negare la realtà: perché chi già possiede la Verità si limiterà ad applicare degli schemi ideologici preconfezionati…
Quest’abitudine di dividere il mondo in “seri” e “meno seri”, in “buoni” e “cattivi”, in “utili” e “ingenui” con la convinzione incrollabile, comunque vadano le cose del mondo, di militare dalla parte del Bene mi sembra a volte una specie di maledizione che viene dal passato, con cui la cultura di sinistra di provenienza comunista non ha mai fatto veramente i conti.

Borgna pag.44
…nessuno mette in discussione che, fin dal primo istante, qualunque sanzione debba puntare al recupero del condannato. Ma questa convinzione non può annacquare il principio di responsabilità: l’idea che, di fronte a una libera scelta di una persona, derivi una responsabilità per tale scelta.

Borgna pag.47

Mi permetto di insistere sul pericolo della commistione tra valori civili e religiosi…perché questa commistione annulla il principio di responsabilità.

Borgna pag.47

Ricordo una bellissima lettera che nel 1967 Arturo Carlo Temolo, un uomo di fede e di saldi principi morali, scriveva ad Alessandro Galante Garrone: “una cosa sono i principi di Beccarla, ed altra cosa è non voler le sanzioni […] quest’Italia, che ha perduto l’idea che chi manca deve essere punito, si rialzerà, si rialzerà meno libera che non sia oggi e che non fosse nel 1914”. Sono trascorsi 34 anni e questa cultura del perdono totale, sempre e comunque, si è insinuata nella coscienza collettiva e individuale.

Borgna pag.54

La cultura del “perdono a ogni costo” non costituisce soltanto un’offesa permanente a coloro che vivono rispettando le regole della comunità. Essa è anche offensiva e dannosa per gli autori degli illeciti perché deresponsabilizza le persone…
Questa cultura – ha scritto un sociologo francese – “imprigiona gli autori di fatti illeciti…fornendo loro una sorta di simbolica giustificazione permanente, costituendo un incoraggiamento (quasi una coazione) a ripetere quelle condotte”dannoso far terra bruciata del principio di responsabilità.

Fassino pag.37

…la pena deve servire a punire un comportamento illegale, in primo luogo per scoraggiare altri comportamenti analoghi; quindi ha un effetto di dissuasione di comportamenti pericolosi per la convivenza sociale. Ne consegue che per conservare questo effetto dissuasivo, la punizione deve essere certa. Certamente proporzionale alla gravità del reato commesso ma effettiva.

Borgna pag.64

Ma la preoccupazione è piuttosto quella di non veder neppure entrare in carcere persone condannate per reati ben più gravi: il rapinatore, lo stupratore, lo sfruttatore violento di giovani donne.

Borgna pag.70

A proposito dell’inciviltà delle carceri italiane, tempo fa partecipai a Cuba a una rogatoria…Ciascuno di questi signori appena ci vide ci disse: ”vi chiedo un’unica cosa; venire in Italia a scontare la pena, vi supplico”…quanti detenuti c’erano in una cella la risposta fu: trentotto: La cella si apriva una sola ora per tutta la giornata: Il loro pasto più sostanzioso era un piatto di fagioli.

Borgna pag.70

…Il fatto è che, tornato in Italia, ho ritrovato tanti amici di sinistra che ancora venerano il mito di Castro e della rivoluzione cubana. Gli stessi che, in altre occasioni, si prodigano a spiegarmi che le carceri italiane sono indegne di un paese civile.

Borgna pag.72

Un altro esempio del dibattito sull’indulto. Ricordo che, con una bella immagine letteraria, qualcuno invitava a non far rotolare “un macigno sulle porte delle nostre galere”. Un’immagine suggestiva chemi colpì molto. Ma lo stesso giorno sfogliando il giornale, leggevo che in una saletta del Senato si era tenuta una conferenza stampa di un comitato che promuoveva l’indulto: Accanto ai relatori, era seduto un condannato definitivo per omicidio, libero per motivi di salute. Nella stessa sala poche sedie più in là, c’era una condannata all’ergastolo per strage e altri omicidi. Evidentemente quel macigno non è poi così tanto pesante.

Borgna pag.73

Il secondo binario su cui si è fatto correre il dibattito sul condono è l’affermazione, incontrastata, che in carcere ci sono solo i poveracci…Soltanto uno sciocco potrebbe negare che soprattutto gli emarginati paghino le loro colpe con il carcere…
…Ma il punto è un altro: e che in carcere ci sono, soprattutto, tanti autori di fatti di violenze odiose, di atti di prevaricazione, di prepotenti arroganze. Saranno il frutto della marginalità sociale. Certamente: Ma le loro violenze continuano a rimanere odiose. E chi le ha subite normalmente è più indifeso di loro. Tra la donna anziana che viene aggredita per strada, gettata a terra e rapinata e il rapinatore che per questo fatto verrà condannato ad un anno di reclusione con la condizionale: chi è la parte debole, chi è il poveraccio? E tra la maman nigerianache sfrutta un gruppo di ragazze del suo paese; e che – quando una delle ragazze si ribella e sporge denuncia – invia i suoi complici nel lontano villaggio della Nigeria a picchiare i genitori della ragazza e dar fuoco alla loro casa: fra queste due donne, chi è l’umile, l’indifesa e chi è la prepotente: Eppure, capita che quella maman verrà condannata a meno di due anni di reclusione. E – se troverà un giudice particolarmente benevolo – riuscirà a strappare anche la sospensione condizionale….
Ma la carità verso il colpevole va amministrata con sapienza e senso di equità: Non può mai suonare come una seconda, e umiliante, ingiustizia verso la vittima.

Borgna pag.81

Il punto è che oggi, a differenza di qualche anno fa, grazie a una serie di meccanismi – attenuanti varie, diminuenti per i riti alternativi (giudizio abbreviato e patteggiamento) anche per delitti molto gravi si possono ottenere pene lievi…Non sarebbe dunque il caso di lasciar perdere i massimi delle pene e aumentare un po’ i minimi?


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